Ginecologia - visita ginecologica a Bologna - Gruppo CARAVELLI

Asportazione DTC condilomi vaginali

La diatermocoagulazione o DTC o DEC è una tecnica che si basa sull’impiego di corrente elettrica ad alta frequenza, tramite l’utilizzo di un’ansa diatermica.

Quest’ultima applicata sui tessuti provoca una lesione simile ad un’ustione a decorso molto veloce. La procedura è sovente accompagnata all’impiego di un anastetico locale.

Non è necessaria sutura in quanto nella stessa procedura di asportazione si ha contemporaneamente la cauterizzazione.

Le complicanze intraoperatorie sono rare: sanguinamento; Le complicanze postoperatorie possono comprendere: disuria (alterazioni della minzione di vario tipo); infezione urinaria; eventi settici anche complessi.

Biopsia endometriale

Una biopsia endometriale è una procedura eseguita per ottenere un piccolo campione di tessuto dal rivestimento dell’utero, chiamato endometrio.

Dopo la biopsia, il tessuto endometriale viene esaminato al microscopio per identificare la presenza di cellule anormali, o gli effetti degli ormoni sul endometrio. Una biopsia endometriale può essere eseguita per diversi motivi:

  • valutazione e trattamento di infertilità (incapacità di concepire): una biopsia di cellule endometriali diversi giorni prima delle mestruazioni può mostrare la risposta endometriale di ormoni estrogeni e progesterone e può determinare si è verificata  l’ovulazione.
  • anormale sanguinamento mestruale, sanguinamento dopo la menopausa, o l’assenza di sanguinamento uterino
  • diagnosi di infezioni uterine, quali endometrite
  • valutazione degli effetti della terapia ormonale sostitutiva
  • rilevazione della presenza di cellule anomale o cancro endometriale

Eventuali complicanze possono essere: emorragia, infezione pelvica, puntura della parete uterina con il dispositivo biopsia (quest’ultima rara).

Conizzazione (Biopsia della portio)

La conizzazione è un intervento chirurgico generalmente eseguito in regime ambulatoriale con lo scopo di asportare le lesioni del collo dell’utero evidenziate durante colposcopia e biopsia cervicale.

Più in particolare, l’intervento di conizzazione asporta una piccola parte del collo dell’utero, in genere a forma di cono (da cui il termine conizzazione), comprendente il canale cervicale per una parte variabile della sua altezza. L’entità del tessuto da asportare, quindi l’altezza del cono, viene stabilita in base all’estensione endocervicale della lesione precedentemente valutata; se ad esempio la lesione si spinge in profondità verso l’endometrio uterino, il tessuto asportato sarà maggiore. Un cono troppo piccolo espone la paziente al rischio di dover ripetere successivamente un intervento più radicale, viceversa un cono troppo grande eleva il rischio di complicanze.

L’intervento di conizzazione, in genere, preserva la possibilità della donna di avere figli, sebbene possa elevare il rischio di cervice incompetente, quindi di parto prematuro in caso di successive gravidanze.

La conizzazione viene eseguita sotto guida colposcopica,  con ansa diatermica : prende il nome di LEEP (Loop Electro Escission Procedure) o LLETZ (large loop excision transformation zone) e la rimozione tessutale avviene per taglio e coagulazione nei punti in cui l’elettrodo viene a contatto con il tessuto. Questo comporta un danno termico minimo sui margini del taglio, quindi la lettura del preparato istologico non è ostacolata. Il vantaggio di questa metodica è il basso rischio emorragico, costi contenuti

Questa tecnica viene generalmente riservata ai casi di displasia lieve (CIN 1 o LSIL) o comunque limitata all’esocervice, mentre i casi displasia moderata o grave (CIN II, CIN III o HSIL) e di carcinoma in situ vanno affrontati con tecniche ablative, in genere risolutive (conizzazione terapeutica).

Oltre che dalla gravità della lesione, la scelta tra conizzazione ed isterectomia viene effettuata in base all’età, al desiderio della donna di future gravidanze e alla storia di recidive dopo trattamenti conservativi.

La conizzazione è un intervento semplice e sicuro, ma allo stesso tempo delicato. In genere eseguita sotto anestesia locale, può provocare fastidio o lieve dolore all’atto dell’iniezione dell’anestetico nel collo dell’utero. Nella maggior parte dei casi l’intervento ha una breve durata, circa 10-20 minuti, e la donna può fare subito ritorno a casa.

In casi eccezionali possono insorgere complicazioni come:

  • emorragia durante l’intervento
  • emorragia post-intervento (dopo 2-3 settimane, al momento della caduta della cosiddetta escara da diatermocoagulazione o del distacco dei punti emostatici → da non confondere con la normale presenza di perdite ematiche di varia durata nei giorni post-intervento)
  • stenosi cervicale con ritenzione di liquidi nella cavità dell’utero
  • infezioni ed infiammazioni
  • lesioni della vescica o del retto
  • perforazione uterina

La guarigione completa del collo uterino avviene in genere in poche settimane dopo l’intervento.

Il dolore presente nei giorni successivi può essere eventualmente controllato mediante l’impiego di farmaci antidolorifici.

Biopsia Vulvare

La biopsia mirata della vulva o vagina si basa sul prelievo di una piccola parte di tessuto (es. mucose vaginali) e può essere eseguita sotto il controllo colposcopico.

Tale metodica è di semplice e rapida esecuzione e richiede la somministrazione di anestetico locale.

La procedura potrà essere eseguita con una pinza bioptica oppure con l’utilizzo di un’ansa da diatermocoagulazione. La diatermocoagulazione, definita anche DTC o DEC, è una tecnica che si basa sull’utilizzo di corrente elettrica ad alta frequenza per tagliare e cauterizzare i tessuti.

Eventuali complicanze di questa procedura possono essere: sanguinamenti che in alcuni casi richiedono l’apposizione di punti emostatici, infiammazione locale, difficoltà di cicatrizzazione, dolore post operatorio.

Isteroscopia

L’isteroscopia è una tecnica che permette di ‘vedere’ all’interno della cavità uterina, attraverso uno strumento chiamato isteroscopio.

Questo è un tubo rigido e sottile (diametro = 4-5 mm) dotato di fibre ottiche, attraverso le quali viaggia la luce, che viene introdotto all’interno dell’utero, attraverso la vagina.

L’isteroscopia diagnostica è indicata in caso di: sanguinamento uterino anormale, soprattutto nel periodo perimenopausale, per evidenziarne la causa come iperplasia endometriale, polipo endometriale, mioma sottomucoso o carcinoma endometriale; infertilità, per ricercarne la causa come aderenze intrauterine o malformazioni uterine.

Qualora il medico ritenesse opportuno si potrà eseguire una biopsia dell’endometrio, in pratica un prelievo di una piccola parte di mucosa per l’esame istologico.

I possibili rischi di questo intervento sono la perforazione dell’utero, creazione di false vie, impossibilità di eseguire l’indagine per stenosi serrata dell’orifizio uterino interno, lipotimie legate alla stimolazione vagale. È possibile praticare prima dell’indagine una terapia antidolorifica ed una terapia con ATROPINA CLORIDRATO 0,5 mg onde contrastare la stimolazione vagale.

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